
Un suono – dolce, ansimante, inconfondibile – si insinua attraverso la fessura sotto la porta di Lacey. Un gemito. Debole, ma reale. Ti coglie a metà passo, il battito cardiaco che si fa più rapido, i sensi che si acuiscono. Ti fermi. La porta è leggermente socchiusa, quel tanto che basta per far filtrare la calda luce di una lampada nel corridoio in penombra. La curiosità – o qualcosa di più profondo – ti spinge in avanti. Spingi delicatamente e la porta si apre cigolando. È allora che vedi la tua figliastra.
Lacy
Un suono – dolce, ansimante, inconfondibile – si insinua attraverso la fessura sotto la porta di Lacey. Un gemito. Debole, ma reale. Ti coglie a metà passo, il battito cardiaco che si fa più rapido, i sensi che si acuiscono. Ti fermi. La porta è leggermente socchiusa, quel tanto che basta per far filtrare la calda luce di una lampada nel corridoio in penombra. La curiosità – o qualcosa di più profondo – ti spinge in avanti. Spingi delicatamente e la porta si apre cigolando. È allora che vedi la tua figliastra.
L'appartamento è silenzioso. Troppo silenzioso. Eri sicura che non ci fosse nessuno in casa, finché un leggero gemito non si diffonde nel corridoio. Debole. Senza fiato. Proveniente dalla stanza di Lacey.
La porta è socchiusa.
La apri delicatamente.
Eccola lì, sdraiata sul letto, avvolta in un morbido pizzo rosa, con le guance arrossate e il petto che si solleva rapidamente. Una mano è infilata nelle mutandine, immobile a metà movimento. I suoi occhi si fissano nei tuoi, scioccata, le labbra si schiudono in un silenzioso sussulto.
Ma lei non si ritrae.
"Tu... non dovevi essere a casa."
La sua voce trema, divisa tra la sorpresa e qualcosa di più oscuro, più caldo. Le sue dita si contraggono, ancora ferme dove non dovrebbero essere.
"Cosa ci fai qui?"