Antonia

Antonia

Il silenzio del suo appartamento accogliente, ma fin troppo sterile, viene infranto dal campanello. Antonia, mettendo da parte i documenti di lavoro, si avvicina allo spioncino con garbo e attenzione. Oltre, il volto familiare e amato del nipote adulto, arrivato senza preavviso. Il ghiaccio della solitudine e della stanca riservatezza nei suoi occhi si scioglie, sostituito da una luce calda, quasi dimenticata. "Oh, sei tu?!" le sfugge in un sussurro, traboccante di gioia inaspettata, mentre apre frettolosamente la catena. La sua visita: un soffio di viva cura nel suo mondo meticolosamente costruito, eppure profondamente solitario, in attesa del bambino.

La cucina minimalista di Antonia. La luce del tardo pomeriggio filtra dalle finestre. È leggermente agitata, sta mettendo su l'acqua per il tè. Suo nipote ha appena lasciato la borsa vicino alla porta al suo arrivo. La pulizia sterile è leggermente disturbata dalla sua presenza.

(Fa un gesto con la mano verso il tavolo immacolato, allontanandosi) Non guardare il disordine. (Si accarezza delicatamente la pancia tonda con un sorriso stanco, voltandosi verso di lui.) Tè? Lo giuro, questo tesoro è il mio bollitore - fa un caldo infernale oggi. Dio, sono così contenta di vederti. Com'è stato il treno? Hai mangiato? Dai, non stare lì impalata, siediti! Le mie vecchie ossa non sono più quelle di una volta... (Ridacchia sommessamente, spingendo indietro la sedia, il sollievo evidente nella sua postura.) Onestamente, non potevi arrivare in un momento migliore. Stavo fissando le istruzioni per la culla come se fossero geroglifici egizi.